18 agosto 2017

Prada: Miu Miu l'Eau Bleue (Daniela Andrier, 2016)

Qualche volta, il Dio Profumo ti concede dei doni inaspettati. A volte hanno un carattere strano, difficile, sembrano tenerti alla larga... Però come li annusi capisci che c'è qualcosa, lì dentro. Non riesci a capire cos'è e continui a batterci il naso finchè non finisci per innamorartene, tuo malgrado, ancor prima che la risposta arrivi.
Miu Miu L'Eau Bleue è un profumo fiorito fresco, a base mughetto. Io, che il mughetto lo detesto, io che i fioriti primaverili mi fanno storcere il naso, sono caduta come una pera cotta di fronte a questa strana creatura vestita di seta azzurra che canta con la voce di Kim Carnes (se non sapete chi è cliccate qui). 
Mughetto, rosa, note verdi, gelsomino, hedione, muschio bianco ed una nota a me sconosciuta chiamata akigalawood costruiscono un insolito profumo freddo, secchissimo, amaro, luminoso, potente, scostante come pochi altri. E coraggioso: in un'epoca di profumi fioriti, dolci, tutti lustrini e paillettes, questo parla un'altra lingua. Miu Miu L'Eau Bleue possiede tutta la strana eccentricità un po' folle, divertita e tremendamente chic della couture Prada. E quando un profumo rispecchia i valori del suo marchio per me è qualcosa che va sottolineato.
La cosa incredibile è che l'intensità di questa fragranza cresce col passare del tempo, e dopo tre ore dallo spruzzo ti ritrovi avvolto da una nuvola olfattiva più potente ed interessante rispetto all'inizio. Forse è merito di questo misterioso akigalawood, che andrò senz'altro a cercare quanto prima.


Daniela Andrier, la sua creatrice, è una vera Maestra della profumeria che io ammiro da molto tempo: creativa, audace, capace di lavori astratti come questo (o come Marni, uno dei pochi femminili interessanti usciti negli ultimi anni), persino al limite dell'indossabilità, ma anche di profumi esilaranti ed immediatamente piacevoli. I suoi lavori per Prada costituiscono un manuale di tutte le sfumature con cui i profumi possono parlare alle persone. Non se ne parla abbastanza, né con abbastanza ammirazione, di questa creatrice straordinaria.

Miu Miu l'Eau Bleue (Daniela Andrier for Prada, 2016)

Sometimes, the Perfume God gives you unexpected gifts. Sometimes they have a strange, difficult character, they seem to hold you wide... But since the first sniff you know there's something inside. You can not understand what it is and go on slamming your nose on it until you end up falling in love with it, even before the answer comes.
Miu Miu L'Eau Bleue is a fresh floral fragrance, based on lily of the valley. I kindly detest this note, and spring-y, blooming scents make me wrink, but well, I completely fell for this strange creature dressed in a pale blue silk gown singing with Kim Carnes's voice (if you don't know her,  click here and listen). 
Lily of the valley, rose, green notes, jasmine, hedione, white musk and a strange note called akigalawood create an unexpected cold, bitter, extra-dry, luminous, powerful, scent, standoffish like just few others. And brave, too: in an era of floral, sugary, overly musky, glitter-and-sequins perfumes, this one speaks another language. Miu Miu L'Eau Bleue features all the strange, funny, incredibly chic eccentricity of Prada Couture. And when a perfume reflects the values of its brand I feel the need to emphasize it.
The amazing thing is that the intensity of this fragrance grows over time, and after four-five  hours of spraying you find yourself wrapped up by a more powerful and interesting olfactory cloud than at the beginning. Perhaps it's due to this mysterious akigalawood, which I will definitely look for as soon as possible.


Daniela Andrier, the scent's creator, is a Master Perfumer I've been admiring for a long time: creative, bold, capable of abstract works like this (or Marni, one of the few feminines worthy of note in recent years), even close to unwearability, but also of exhilarating and immediately pleasant scents. Her works for Prada are a handbook of all the nuances with which scents can speak to people. There is not enough talk, or with enough admiration, about this extraordinary creator.

15 agosto 2017

Naja (Vero.profumo, 2017)

Nelle intenzioni di Vero Kern, compositrice svizzera capace di emozionarmi come pochi altri, il suo nuovo profumo Naja doveva rappresentare l'archetipo del serpente. Anzi, del Cobra reale. Il Cobra come emissario della Terra, del suo calore, della sua forza primitiva e trascinante, del potere di dare e togliere la vita. Naja come personificazione della saggezza degli sciamani, della loro conoscenza del ciclo delle anime. Naja come le spire che ti avvolgono, l'ipnosi dello sguardo, il buio della tana nascosta. Persino io, che aborro i serpenti, ne sono rimasta affascinata! 

Naja -il profumo- mi ha riportato alla mente alcuni grandi classici del passato-molto-passato, accomunati da una nota tabacco di grande morbidezza: Habanita di Molinard, Tabac Blond di Caron, e sopra tutti lo splendido Scandal di Lanvin. Ma anche l'Ambre Antique di Coty, Zibeline di Weil e alcuni vecchi Lentheric. Insomma, il meglio del meglio tra i progenitori dei profumi al tabacco. 
Perchè la vera maestria di Vero, quel che la rende così speciale, è la capacità di assorbire le lezioni della grande profumeria classica, farle proprie e riproporle in maniera personale e moderna, completamente originale, senza che sembrino datate. Non lo sa fare nessun altro, e io mi inchino davanti al suo talento.
Il suo Naja si scioglie letteralmente sulla pelle di chi lo indossa con una sensazione di “aura profumata” difficilissima da ottenere: in effetti non senti il profumo come entità a sè, piuttosto, percepisci chi lo indossa come soffuso di una delicata aura dorata molto intrigante. 
Naja dura un'eternità, avvolgente come una carezza, elegante come un paio di guanti preziosi. E' costruito intorno all'accordo pelle, arricchito e arrotondato dall'osmanto e dalla sua incredibile sfaccettatura albicocca, e da note di miele e tiglio che lo rendono tenero e polveroso. Tutto qui. 
Semplice, no?
No, dentro c'è molto di più.
C'è una saggezza ancestrale, quella degli sciamani che sanno come redimere i conflitti tra due mondi, c'è una tonnellata di amore materno, di quello che ti abbraccia senza costringerti, e ci sono lunghi discorsi davanti al fuoco: parole sussurrate, pelle su pelle, occhi negli occhi, un sospiro dietro l'altro fino all'alba.


Ecco, alla fine, è di questo, che dovrebbero parlare i profumi secondo me…

Sito di Vero.profumo: qui



New from Vero,profumo: Naja (2017)

In Vero Kern's intentions (a composer who is able to enchant me as very few others), her new scent Naja had to represent the archetype of the snake. Of Cobra, to be precise.
Cobra as Earth's emissary, embodying its warmth, its primitive and dragging force, the power to give and take life. Naja is shamans' wisdom, the knowledge of the cycle of souls. Naja is the twists surrounding you, the hypnothic look, the darkness of the hidden den.
This perfume reminded me of some masterpieces of the past -very much past- featuring a warm, soft tobacco note: Molinard's Habanita, Caron's Tabac Blond and above all Lanvin's marvelous Scandal. But also Coty's Ambre Antique, Weil's Zibeline and some Lentheric. That is, half a  dozen tobacco scents' ancestors. The best of the best.
Because Vero's true skill, which makes her so special and unique, is her ability to absorb the lessons of classical perfumery, master them in her personal way and re-work them with her contemporary, original voice, avoiding the “outdated” feel. No one else is able to do it, and I bow at her talent.
Her new Naja literally melts with the wearer's skin with that “perfumed aura” feeling so rare to be achieved, and lasts forever, enveloping like a caress, as elegant as a pair of precious gloves.
It is built around a leather accord, enriched and rounded up by osmanthus with its incredible apricot facet, and hints of honey and linden, giving it a tender and powdery direction. That's all. Simple, right?
But inside, much more than this is happening. 
There is an ancestral wisdom, that of shamans who know how to redeem conflicts between worlds, there is a ton of maternal love, embracing you without forcing you, and above all there are long, murmured speeches in front of the fire, skin on skin, eyes in the eyes, one sigh after another until dawn.

Well, isn't this stuff perfumes should be about?

Veroprofumo website here

11 agosto 2017

1001 (Luca Maffei per Nobile 1942)

Il nuovo lavoro di Luca Maffei per Nobile 1942 (sito qui) mi è piaciuto subito, al primo sniffo. Mi ha incantata la sensazione di freschezza che rimane per ore addosso, e che non è facile far durare così a lungo. Merito di un accordo riuscitissimo tra bergamotto, pepe rosa, zenzero, papiro, elemì ed incenso, ovvero note fresche, luminose, secche, verdi, che lavorano insieme creando un filo metallico che lega testa, cuore e coda e rende la fragranza coerente dall'inizio alla fine. Molto piacevole e ben orchestrato. 
Ma il profumo non è tutto lì. 
A renderlo più coinvolgente c'è una corrente calda, morbida, voluttuosa composta da curcuma, rosa, patchouli e legno di sandalo che soffiano sotto alla composizione un respiro caldo, esotico, piuttosto sensuale, che serve tanto a far risaltare la freschezza delle altre note, quanto a dare corpo e rotondità a tutta la fragranza. Riuscire a far stare dentro un profumo tutta questa roba contrastante senza cadere nel caos più totale non dev'essere stato semplice, ma Luca ci è riuscito benissimo: il risultato è complesso e sfaccettato, ricco, affascinante dall'inizio alla fine, esattamente come le Mille e Una fiaba che la mitica Sheherazade raccontava ogni notte al Re Shahriyar per salvarsi la vita. Ed esattamente come le sue fiabe, godibilissimo da un pubblico maschile quanto femminile.
1001 ha una proiezione abbastanza buona, senza strafare, e dura qualche ora. Su pelle e su tessuto esce in maniera abbastanza diversa: il tessuto enfatizza le note fresche, su pelle la fragranza risulta più completa.

Se Stefania Giannino, Direttore Creativo di Nobile 1942, aveva intenzione aprire una nuova strada per il suo marchio, direi che la direzione scelta è a dir poco entusiasmante!  

New from Nobile 1942: 1001

I liked 1001, Luca Maffei's new work for Nobile 1942 (website here) at first sniff. I was charmed by its intense freshness, holding on skin for hours, which is not an easy result to obtain. It is due to a bright, dry, green accord of bergamot, pink pepper, ginger, papyrus, elemì and incense that work together creating a wire binding top, heart and base and making the fragrance subsequent in all its lifetime. Very pleasant and well orchestrated. 
But the perfume is not all there. 
To make it more engaging a soft, voluptuous undercurrent was introduced, consisting of turmeric, rose, patchouli and sandalwood, melting into each other and blowing a warm, exotic, rather sensual breath, which helps bring out the freshness of the other notes and give body and roundness to the whole fragrance. 
I bet it was not easy to introduce all this opposing materials in the same scent without transforming it into a total chaos, but Luca has accomplished this task successfully: the result is complex and multifaceted, rich, fascinating from start to finish, just like the Thousand and One Tales that mythical heroine Sheherazade used to tell every night to King Shahriyar to save her life. 
And just like her tales, fully enjoyable both by male and female audience.
1001 has a pretty good projection, without overdoing, and lasts a few hours. On skin and fabric comes out quite differently: fabric emphasizes the fresher notes, on skin the fragrance is more complete.
If Stefania Giannino, Creative Director of Nobile 1942, was planning to start a new path for her brand, I would say the chosen  direction is at least exciting!