3 novembre 2017

HomoElegans: Paloma Y Raices

Paloma y Raices.
Ovvero la colomba e le sue radici.
Ovvero Frida (Kahlo) e Diego (Rivera).
Ovvero lo yang e lo yin.
Ovvero gli opposti si uniscono per comporre l'Uno, che a quel punto può elevarsi dalla propria limitatezza ed ascendere a dimensioni più alte.

Paloma y Raices di HomoElegans (sito quiè un'originalissima interpretazione della tuberosa, capace di riunirne in un'unica fragranza tutti gli aspetti verdi e naturali; quelli secchi, cuoiati ed affumicati, e infine quelli fluorescenti e plastificati.

Qualunque sia la vostra idea di tuberosa, qui c'è.
Ad una bella assoluta di tuberosa suonata quasi al massimo del volume è stato affiancato un fiore capace di suonare con la stessa intensità: l'ylang slang

L'accordo verde e mentolato dell'avvio è lì proprio per accogliere la parte più fresca ed erbacea del duo tuberosa/ylang e portarla verso il Cielo.

L'accordo fruttato-acidulo prosegue la sensazione di freschezza e ne accoglie il lato più esuberante e fluorescente. 

Infine la nota di tabacco ne esalta la parte secca, ombrosa e affumicata, come un radice che affondi nella Madre Terra.
La fava tonka, la vaniglia e le resine (Tolù e Perù) offrono sostegno e durata alla composizione, smussandone ogni possibile asperità.

In questo profumo il Cielo e la Terra si incontrano sulla pelle di chi lo indossa e si uniscono in un atto d'amore che dura molte ore: le composizioni di HomoElegans sono spudoratamente, meravigliosamente erotiche e trovo Paloma y Raices perfettamente coerente con i suoi due fratelli-monelli Tadzio e Quality of Flesh.


Ogni profumo di cui ho parlato in questi giorni (Tubereuse Absolue di Perris Montecarlo, Nuit de Bakélite di Naomi Goodsir e Paloma y Raices di HomoElegans) è un viaggio unico ed originale intorno alla nota della tuberosa. Anche se sapete già che questo fiore non fa per voi, andate a provarli. A volte la bellezza ci sorprende proprio là dove non ce la saremmo aspettata! 

Paloma Y Raices by HomoElegans (2017)

Paloma y Raices.
That is, the dove and its roots.
That is Frida (Kahlo) and Diego (Rivera).
That is, the yang and the yin.
That is, opposites join together to compose the One, which at that point can rise from its own limitation and ascend to higher dimensions.

Paloma y Raices by HomoElegans (website here) is a very original interpretation of tuberose, binding together all its different aspects in the same scent:
  • the green and natural aspects
  • the dry, leathery and smoky aspects,
  • the fluorescent, latex-like ones.
Whatever your tuberose idea, here it is.
A full-sounding tuberose note is joined by a flower capable of playing with the same intensity: ylang yang

The green and mentholated accord of the opening is right there to accommodate the coolest and herbaceous part of the tuberose/ylang duo and bring it to Heaven.

Then a fruity-sour accord elongates the feeling of freshness, supporting tuberose/ylang's most exuberant and fluorescent side. 

In the end, a tobacco note exalts the dry, shady, smoky aspect of this duo, and acts as a root sinking into Mother Earth.
Tonka beans, vanilla and resins (Tolù and Peru) round up, offer support and long life to the composition.

In this scent, Heaven and Earth meet on the skin of the wearer and join in a love act that lasts many hours: all compositions in HomoElegans line are shamelessly, wonderfully erotic and I find Paloma y Raices perfectly coherent with her two scoundrel brothers Tadzio and Quality of Flesh.



Every fragrance I've been talking about these days (Tubereuse Absolue by Perris Montecarlo, Naomi Goodsir's Nuit de Bakélite and Paloma y Raices by HomoElegans) is a unique and original journey around the tuberose note. Even if you already know this flower is not for you, go and try them. Sometimes Beauty sleeps under unsuspected blankets!

14 ottobre 2017

Tubereuse Absolue (Perris Montecarlo)

Quando Gian Luca Perris ha fatto sapere che stava componendo una fragranza alla tuberosa non vedevo l'ora di provarla: i profumi della sua linea Perris Montecarlo (sito qui) mostrano un grande amore per le materie prime e sanno metterle in risalto come pochi altri.

La sua Tubereuse Absolue è disponibile sia in Eau de Parfum che in Parfum, con due formule diverse e in qualche modo, complementari. Un'idea che mi è piaciuta tantissimo.

Nell'estratto la dominatrice incontrastata è un'assoluta crepuscolare, secca e profonda, piuttosto erbacea con una punta cuoiata e una affumicata che rendono il profumo ombroso, indomito, selvaggio, di una virilità inarrivabile (ma perfetto anche su pelle femminile! Certo, ci vuole una certa personalità…).

L'EdP esplora una lato più gioioso, immediato, aperto, più vicino a come la intendo io. La tuberosa è affiancata a note salate e muschiate che ne esaltano la dolcezza plastificata, da crema solare. Il risultato è un fiorito modernissimo, fluorescente, esilarante. Gioia e buonumore da indossare in tutte le stagioni.

Stessa nota, due aspetti complementari.
Non potevo non ringraziarlo: "GianLuca che ricchezza, addirittura due profumi!
Un anno e mezzo fa, quando decisi di voler affrontare questo fiore, sapevo solo che volevo creare qualcosa di diverso, una tuberosa insolita, che non richiamasse nulla di già esistente. Però mi sono accorto che sarebbe stato complesso perchè la tuberosa possiede due aspetti diversissimi tra loro, molto difficili da unificare. Alla fine, ho deciso di dedicarle due fragranze: una che ne esaltasse il lato prepotentemente naturale, erbaceo, primitivo e l'altra che ne omaggiasse il lato più “culturale”, ovvero la tuberosa così come l'abbiamo conosciuta e amata in cento anni di profumeria.
Entrambe, ovviamente, sono Perris fino al midollo. Ricche, vibranti, coinvolgenti.
Se io dovessi sceglierne solo una sceglierei l'edp perchè è più vicina alla mia idea sontuosa di questo fiore, ma alla fine le vorrei entrambe. L'estratto lo comprerei per regalarlo a mio marito. E poi indosserei io anche quello.

Perris Montecarlo: Tubereuse Absolue

When Gian Luca Perris said he was composing a tuberose-based new perfume I could not wait to try it: the perfumes in his Perris Monte Carlo line (website here) show a great love for raw materials and emphasize them as few others.
Like other fragrances in this brand, Tubereuse Absolue is available in both Eau de Parfum and Parfum, with two slightly different and somewhat complementary formulas.

The Parfum is dominated by a beautifully dry and profound tuberose, herbaceous, smoky, with a hint of bark. This is a shady, indomitable, wild fragrance of untamed virility (but also pleasing to feminine skin! Obviously, a strong personlity is a prerequisite...).

The EdP explores a more joyous, immediate, open side. The tuberose is coupled with a salty note that exalts its sweetness, with a plasticized, “sunscreen” side. The result is a soundly modern, fluorescent, exhilarating perfume. Good humor to wear.

Same note, two complementary aspects. 
In the end, Gian Luca has dedicated tuberose two fragrances and I cannot thank him enough!

"GianLuca what a wealth, two marvelous tuberose scents in the same launch!" I congratulated him, some months ago.
"A year and a half ago, when I decided to deal with this flower, I only knew that I wanted to create something different, an unusual tuberose, that did not recall anything already existing." He answered. 
"But I soon realized that it would be complicated because tuberose has two very different aspects, which are difficult to unify. In the end, I decided to devote two fragrances: one would exalt the predominantly natural, herbaceous, primitive side and the other that would homage the most "cultural" side, or tuberose as we have known and loved in a hundred years of perfumery."

Both, of course, are Perris up to the marrow. Rich, vibrant, engaging.
If I had to choose only one, I would choose the EdP because it is closer to my feminine, sumptuous, tuberose idea, but in the end I would like them both. I would buy the Parfum as a gift for my husband. And then I would wear that one, too.

4 ottobre 2017

Con Naomi Goodsir e Isabelle Doyen

 Entro nella stanza n.55 e vengo accolta da un ambiente completamente bianco. La moquette per terra è di uno spesso color crema, morbido e voluttuoso. Tutto il resto è bianco latte: i mobili sono stati avvolti in strati di lenzuola candide. L'idea è quella di annullare la percezione cromatica e lasciar spazio ad un'uniformità straniante. 
Naomi Goodsir voleva evocare quelle notti d'insonnia quando la mente è immersa in un rumor bianco ronzante e indefinibile, che non ti permette di afferrare i pensieri, di riconoscere le emozioni. 
Sei lì, alla deriva in una nebbia polverosa che ti ottunde il cervello, già mezzo intontito dal sonno eppure incapace di addentrarcisi, e ti sembra che non ne uscirai mai. Una cosa abbastanza disturbante.

Nella stanza, l'unico stimolo che colpisce i sensi è un forte profumo vegetale, verde, magnetico, primitivo e gentile insieme. Ci si mette un po' a capirlo, ma è tuberosa. Anzi è il nuovo profumo alla Tuberosa di Naomi Goodsir e Isabelle Doyen: “Nuit de Bakélite”.

“Naomi, dopo quattro profumi legnosi, resinosi, cuoiati … finalmente un fiore! E che fiore!”
Sono felice di aver affrontato questa prova ma... che fatica! Mi ci sono voluti più di tre anni per arrivare fin qui!

“Dopo quattro esperienze con Bertrand Duchafour, che ha firmato Iris Cendrè, Cuir Velour, Bois d'Ascese e Or du Serail, com'è stato lavorare con Isabelle Doyen?”
Isabelle e io ci conoscevamo già da prima, è stato facilissimo entrare in relazione con lei. E' una persona semplice e diretta, come me.”

“Più di tre anni per lanciare un profumo sono molti! Quando il risultato è questo direi che sono stati ben spesi però... qual'è stata la difficoltà?”
Scegliere una direzione precisa. Per un lungo periodo non avevo chiarezza su quale direzione prendere per affrontare la tuberosa. Luce o buio? Isabelle continuava a propormi bozze di una bellezza incredibile. Ne avrei almeno tre pronte per essere lanciate come profumi finiti! Ci è voluto un po' prima che la direzione emergesse, ed infine ho scelto il buio”.

Mentre Naomi mi spruzza i polsi, finalmente incontro anche Isabelle Doyen, una compositrice che ammiro molto.
Da vent'anni crea per Annick Goutal fragranze ben costruite, fini, sofisticate, con qualche eccezionale perla di rara bellezza come Duel, Mon Parfum Cheri e Sables. 
Negli ultimi dieci anni ha affiancato ai suoi lavori per Goutal collaborazioni per altri marchi e a sperimentazioni anche ardite che me l'hanno fatta scoprire veramente.
Praticamente, togliendo l'elemento Goutal dalla composizione (Annick prima e Camille poi), si riesce a intravvedere, in controluce, chi è veramente Isabelle.

Ed Isabelle Doyen è una persona squisita, uno sguardo attentissimo e vibrante, divertito, poche parole e ben precise per esprimere dei concetti anche forti. Ed in effetti, poi annusi i suoi lavori e ti accorgi che i suoi profumi sono immersi nella gentilezza e nella delicatezza, ma nascondono invariabilmente un battito primitivo, fiero, indomito che mi emoziona parecchio.

Profumi composti con pennellate sottili e sovrapposte, acquarellate, che più che evocare situazioni o ricordi suggeriscono atmosfere, sentimenti potenti ma insieme sottili e delicati, in bilico tra sorrisi e lacrime, tra il ruggito e la malinconia.



Anche Nuit de Bakélite è una fragranza di questo tipo: seppur immersa in una penombra soffusa e delicatamente tinta di viola, possiede una forza primitiva, mistica, trascendente (e mi ha ricordato The Unicorn Spell). Bello!

Meeting Naomi Goodsir and Isabelle Doyen

When I enter room n.55, I find myself in a completely white environment. 
The carpet on the ground is of a thick creamy color, soft and voluptuous. All the rest is milk white: the furniture was wrapped in sheets. 
The idea is to cancel the chromatic perception to foster a strange uniformity. Naomi Goodsir wanted to summon those nights of insomnia when the mind is immersed in a sort of white noise, where you can't grasp your thoughts properly, nor recognize your emotions; you float, immersed in a dusty mist that dulls your brain, already half asleep yet unable to fully let go. A pretty disturbing thing.
In the room, the only stimulus affecting the senses is a powerful vegetal perfume: green, magnetic, primitive and gentle together. It takes a bit to understand it, but it's tuberose. 
Indeed, it is Naomi Goodsir's new launch: Nuit de Bakélite by Isabelle Doyen.

"Naomi, after four woody, resinous, leathery scents... finally you've made a floral! And what a floral this is!"
"I'm happy with the result but... what a hard time! It took me more than three years to get here!"

"After four experiences with Bertrand Duchafour, who signed Iris Cendrè, Cuir Velour, Bois d'Ascese and Or du Serail, how was working with Isabelle Doyen like?"
"Isabelle and I knew each other since long, it was easy to work with her. She's a simple and straightforward person, like me."

"Almost four years to create a scent are many! What was the difficulty?"
"Choosing a precise direction. For a long time I was unsure about how to treat tuberose: light or dark? Isabelle continued to bring in drafts of incredible beauty. I would have at least three ready scents to launch! It took a while before the direction finally emerged, and finally I chose dark."

As Naomi sprays my wrists, I finally meet Isabelle Doyen, a composer I admire a lot.
For twenty years she composed for Annick Goutal well-built, fine, sophisticated fragrances with some exceptional pearls of rare beauty like Duel, Mon Parfum Cheri and Sables.
In the last ten years she started working also for other brands, and has released challenging experiments that have made me discover her really.
By removing the Goutal element from the composition (Annick first and Camille then), you can see, in the backlight, an exquisite person, vibrant, amused, with just a few words -and well-defined- to express strong ideas. And in fact, her perfumes are just the same way: immersed in gentleness and delicacy, but invariably hiding a primitive, proud, indomitable beat

Her fragrances are composed of thin and overlapping brushstrokes, watercolor-like, and more than evocating situations or memories suggest powerful but subtle feelings, halfway between smiles and tears, between roar and melancholy. What a complex, profound individual she must be!

Even Nuit de Bakélite is a fragrance of this kind: although immersed in a soft and gently tinted purple shade, it possesses a primitive, mystical, transcendent force that's not easy to find (and that reminded me of The Unicorn Spell).



28 settembre 2017

Nuit de Bakélite (Isabelle Doyen per Naomi Goodsir, 2017)

A me Naomi Goodsir (sito qui) piace molto. Potrebbe tirarsela, brava com'è.  E invece no. 
Lei arrossisce, quando le dici che il suo nuovo lavoro è eccezionale. E aggiunge: ”Isabelle è stata bravissima”.
Infatti per la sua ultima nata, Nuit de Bakélite, Naomi ha scelto nientemeno che Isabelle Doyen (Annick Goutal, Lez Nez).

Nuit de Bakelite è una tuberosa nature, cioè lasciata al naturale senza tutti quei siliconi, neon fluorescenti, tacchi alti e labbra lucide a cui siamo abituati.
Semplice. Come un fiore bianco e perfetto che svetta su uno stelo altissimo, vestito solo della sua verità.
Una tuberosa verde, vegetale, umida, lievemente fumosa, potentemente sensuale proprio perchè completamente nuda ed esposta allo sguardo.

Il lato più verde di questo fiore è sostenuto da un bouquet di galbano, angelica, davana, foglie di violetta e karo karounde, un accordo così bello, naturale, fresco, lussureggiante, con una personalità così spiccata che da solo varrebbe già tutta la fragranza
Da questo magnifico accordo la nota della tuberosa emerge in tutta la sua grazia grezza, come un'enorme ametista dalle incredibili sfumature viola, che rischiara il buio della notte con un bagliore iridescente sprigionato dal di dentro verso l'esterno.

La struttura portante della fragranza è costituita da iris, cuoio, storace (benzoino), tabacco, labdano e legno di guaiaco. Un insieme caldo, secco, equilibrato, che inizia ad emergere dopo un'ora dallo spruzzo, per rimanere sulla pelle per molte ore.

Né maschile né femminile, Nuit de Bakélite è una fragranza con un potere diffusivo pazzesco: è in grado di creare una bolla profumata molto estesa intorno a chi lo indossa. Una bolla traslucida che invita le persone a fare complimenti (provato personalmente).

Finora Nuit de Bakélite è la fragranza -insieme all'estratto di Perris- più vicina al vero sentore del fiore. Non ha nulla della tuberosa medicinale, plastificata, carnale, fluorescente, medicinale o ipersensuale a cui siamo stati abituati da decenni di Fracas, Criminelle, Carnal, e tutti gli altri, e mi è piaciuta proprio per questo motivo. Annusando Nuit de Bakelite diventa ovvio che ogni profumo precedente ne ha dato un'interpretazione, ma finalmente questo è un ritratto dal vero, una polaroid in 3D di questo fiore che finora, forse, nessuno aveva capito così in profondità.

Nel mio prossimo post vi racconterò il mio incontro con Isabelle e Naomi in una suite di Hotel trasformata in un'installazione artistica.


New from Naomi Goodsir: Nuit de Bakélite (Isabelle Doyen, 2017)

Nuit de Bakélite (by Isabelle Doyen), the new addition in Naomi Goodsir's already excellent line (website here),  is a “nature” tuberose, that is with no silicones, fluorescent neons, high heels and shiny lips and all the rest we are used to.

Nuit de Bakelite is simple. Linear. Like a perfect, white flower standing on a tall stem, wearing only its truth.
A green, vegetable, damp, slightly smoky fragrance, with a powerful sensuality deriving from being naked and exposed.

The green side of this flower is backed by a bouquet of galbanum, angelica, davana, violet leaves and karo karounde, a natural, green, lush accord with such a strong personality would do the fragrance alone. From this magnificent accord, tuberose emerges in all its raw grace, as a huge amethyst with incredible purple shades, brightening the dark of night with an iridescent glow emanating from the inside outward.
The support structure consists of iris, leather, styrax (benjoin), tobacco and guaiac wood. A warm, dry, balanced set that begins to emerge after an hour from spraying, to stay on the skin for many, many hours.

Neither male nor female, Nuit de Bakélite is a fragrance with a crazy diffusive power: it is able to create a huge scented bubble around those who wear it. A translucent bubble, indeed, inviting others to approach and make compliments (personally tested).

So far, Nuit de Bakélite is the only fragrance - along with the Perris extract – that respects the character of the true blossom. It has nothing to do with the plasticized, carnal, fluorescent, medicinal, or hypersexy tuberose we have been used to for decades by Fracas, Criminelle, Carnal, and all the others, and I really liked that.
Nuit de Bakélite makes obvious that everyone has always given an interpretation of this flower, while this is a portrait from real, a 3D polaroid which so far, perhaps, no one had understood so deeply.


In the next post, my meeting with Naomi and Isabelle!

20 settembre 2017

La Tuberosa è morta: viva la Tuberosa!

Io la tuberosa la amo.
Ne amo il lato sonoro, esagerato, fluorescente come un fenicottero fuxia in resina lucida a grandezza naturale. 

Ne amo la presenza teatrale, intensa, ipnotica, da Grande Seduttrice che non fa sconti né prigionieri. 

Ne amo il dandysmo estremo, la personalità eclettica.

Ne amo il gusto per la provocazione, la joie de vivre, le ore piccole, la mattina dopo.

La tuberosa è misteriosa, ribelle, selvaggia ed insieme profondamente tenera e materna
E' capace di carezzarti, abbracciarti, avvolgerti, confortarti, ma anche di stritolarti e risucchiarti l'anima.

Quando un marchio decide di cimentarsi con un profumo alla tuberosa è difficile che io mi faccia grandi aspettative, la maggior parte sono profumi anonimi che non prendono rischi: o la tuberosa non si sente quasi, o viene trattata in maniera molto convenzionale, come se se ne avesse paura. 
 Sono pochi i profumi che sono stati capaci di dire qualcosa della tuberosa in maniera originale, mantenendo inalterata la personalità di questo fiore: oltre al mio amato Fracas di Piguet, mi sono piaciuti Tubereuse e La Chasse aux Papillons dell'Artisan Parfumeur, Blu di Acampora, Amarige di Givenchy e Poison di Dior. 
Poi arrivarono Tubereuse Criminelle di Lutens e Carnal Flower di Frederic Malle, due profumi originali ed amatissimi da molte persone, che io però non riuscirei mai a portare. Mi infastidisce averli addosso perchè la mia idea di tuberosa, lì dentro, non c'è. 


Ma questo 2017 per me è stato eccezionale, tuberosamente parlando, e oggi ho ben quattro nuovi giocattoli da indossare: l'edp e l'estratto di Tubereuse Absolue di Perris Montecarlo, Nuit de Bakélite di Naomi Goodsir e Paloma y Raices di HomoElegans

Questi quattro profumi spingono l'idea della tuberosa in direzioni nuove, che mi sono piaciute da matti. 
Volete condividere con me il viaggio alla scoperta della nuova vita della tuberosa? (segue)

(La foto è presa dal sito di Naomi Goodsir)

Tuberose is dead: long live Tuberose!

I love tuberose.
I love its exaggerated, fluorescent, sound side, like a full-sized flamingo in pink resin. 
I love its theatrical, intense, hypnotic presence of Great Seductress. 
I love its extreme dandysm, the eclectic personality.
I love the taste for provocation, the joie de vivre, the small hours, the morning after.

Tuberose is mysterious, rebellious, wild and yet deeply tender, even maternal. It may caress you, hug you, wrap you up, comfort you, but also writhe you and suck your soul out.

When a brand decides to launch a tuberose scent, it is difficult for me to have great expectations: most are anonymous perfumes that don't take the risk: tuberose is hardly perceivable, or is treated in a very conventional way. 
Few fragrances have been able to say something of tuberose in an original way, while keeping unalterede the personality of this flower.
In addition to my beloved Fracas I found few other scents to honor this note in the way I like it: among them, Tubereuse and La Chasse aux Papillons by L'Artisan Parfumeur, Blu by Acampora, Givenchy's Amarige and Dior's Poison
Then came Tubereuse Criminelle by Lutens and Carnal Flower by Frederic Malle, two extraordinary scents, loved by many people, considered true perfumery masterpieces that I could never wear. I find them original, vibrant, visionary but ... deprived of my my idea of tuberose.

But 2017 is being an exceptional year, tuberose-ly speaking and now I have four brand new tuberose toys to play with: Perris' Tubereuse Absolue (edp and parfum), Nuit de Bakélite from Naomi Goodsir and Paloma y Raices from HomoElegans. 
These perfumes bring tuberose scents into new directions I love, and I can't wait to sharing them with you: will you join me in this journey? (follows)

Thanx Naomi Goodsir for the pic!


7 settembre 2017

Fleurs et Flammes - Antonio Alessandria, 2017

L'ultimo lavoro di Antonio Alessandria (sito qui), come suggerisce il nome Fleurs et Flammes, è un fuoco d'artificio di fiori. 
Sulla pelle femminile risulta già bello, ma ho l'impressione sia stato composto per omaggiare la pelle maschile. Sì, perchè questo bouquet fiorito, pur sontuoso e ricco, non di meno è sobrio, elegante, trattenuto, e sulla pelle maschile dà veramente il meglio di sé. Come se Antonio stesse cercando di dare una misura alla sua esuberanza compositiva, e nel fare questo, stesse raggiungendo un livello maggiore di astrazione
Detto così Fleurs et Flammes sembrerebbe un profumo concettuale e ”difficile”, ma non lo è: tutti i profumi di Antonio si caratterizzano per note ricche e corpose, textures soddisfacenti, quasi tattili, e questo non fa differenza. Però... Però ci sento una ricerca di quella linearità, di quella maggiore asciuttezza creativa -caratteristica rara ed affascinante- che caratterizza la famiglia degli chypre. 
Bergamotto, limone, rosa, giglio, fiori bianchi, legni, note muschiate compongono infatti uno dei pochi veri chypre moderni: luci e ombre, fuochi d'artificio e note umide e ombrose in un insieme asciutto, quasi mistico, di forte impatto. Il degno pronipote di una famiglia che era selvaggia ed affascinante come poche altre, e che oggi purtroppo viene bistrattata da profumini senz'anima, che di chypre hanno più poco. Per fortuna Antonio e pochi altri coraggiosi compositori ci danno qualcosa con cui consolarci.

Fleurs et Flammes è un'edp, e ha una durata di un paio d'ore; vi consiglio di spruzzare ed attendere un quarto d'ora perchè è dal cuore in poi che si sviluppa pienamente.

New from Antonio Alessandria: Fleurs et Flammes (2017)

Antonio Alessandria's last work, as the name suggest (Fleurs et Flammes means Flowers and Flames), is a fireworks of flowers, that bloom women's skin, but I have the impression they were made up to homage male skin. This flower bouquet, though sumptuous and rich, is no less sober, elegant, restrained, and on male skin really gives the best of itself. As if Antonio was trying to manage his compositional exuberance, and in doing so, he was reaching a higher level of abstraction. That said, Fleurs et Flammes would look like a conceptual and "difficult" perfume, but it is not: all Antonio's perfumes are characterized by rich and sophisticated notes, satisfactory textures, almost tactile, and this makes no difference. However... However I found a search for linearity, for a greater dryness, characterizing the chypre family.
Bergamot, lemon, rose, lily, white flowers, woods, musk notes make up one of the few real modern chypre: lights and shadows, fireworks and humid and shady notes in a cold, almost mystic fragrance of strong impact. Fleurs et Flammes is the great-grandson of a family fascinating like no other, now extinct, and with very few descendants.
The perfume is in EdP and lasts for a couple of hours; I advise you to spray and wait for a quarter of an hour because it is from the heart onwards that it fully develops its magic.

Pitti Immagine Fragranze 2017: che il salone abbia inizio!

Da venerdì 8 a domenica 10 settembre alla Stazione Leopolda di Firenze si svolgerà la quindicesima edizione di Pitti Immagine Fragranze, e io non vedo l'ora.  
Quest'anno il focus è sulla sostenibilità dell'industria profumiera, e vorrei riuscire a sentire almeno la conferenza di venerdì 8 su "Etica e sostenibilità nella nicchia". 
Sempre venerdì, per la rassegna RAW è previsto un talk a cura di Mane, sulle spezie.
Eppoi in serata andrò nella Chiesa di San Miniato a sentire Cristian Adjiumi e Filippo Sorcinelli che parlano di incenso.


Seguitemi qui sul blog e sulla mia pagina Facebook (cliccando qui)  per un resoconto in tempo reale di cosa sto annusando

Se volete saperne di più sull'esposizione e il suo programma, seguite questo link!





Pitti Immagine Fragranze #15!

From Friday 8th to Sunday 10th the 15th edition of Pitti Immagine Fragranze will take place at the Stazione Leopolda, and I look forward to it.  

This year's focus is on sustainability,  Friday 8th I'd like to attend the "Ethics and Susteinability in niche perfumery" conference.

In the RAW space (curated by MANE) an interesting talk on spices has been organized.
Follow me here on my blog and on my Facebook (click here)  for  real time insights and infos on what I'm smelling at the Exposition.

For deeper infos on Pitti Fragranze and the programme of scheduled events, you may follow this link!

5 settembre 2017

Superstitious (Ropion e Alber Elbaz per EdP Frederic Malle, 2017)

A me i fioriti aldeidati piacciono moltissimo. Ne indosso e ne ho indossati tanti, ognuno con la sua voce, con la sua personalità, con le sue differenze. Ma questo qui, proprio, non mi ha convinta. E mi dispiace dirlo.
Superstitious di Alber Elbaz per Frederic Malle è un profumo perfettamente eseguito e con discrete materie prime, ma se fosse uscito negli anni Settanta o Ottanta sarebbe stato corretto; oggi, secondo me è fuori tempo massimo. Dopo un avvio -5 minuti scarsi- veramente intriganti, tutto il resto è roba già sentita quarant'anni fa. 
Ho pensato che Elbaz, da bambino, avesse una mamma, una zia, nonna o qualcun altro che indossava fioriti aldeidati potenti e saponosi com'erano di moda allora. E che questi si siano impressi nella sua memoria così potentemente che quando si è ritrovato a comporre il “suo” profumo, ha finito per ricrearne una summa perfetta.
Note fiorite, acquatiche, fredde e verdi, associate a rosa, gelsomino e fiordarancio e ad una tonnellata di aldeidi, ovvero l'accordo ideale per tirare fuori quella sensazione pulita, fredda e saponosa tipica dei fioriti aldeidati un po' datati. L'ho indossato e mezza storia della profumeria mi è balzata addosso: dentro Superstitious emergono chiarissimi White Linen di Estèe Lauder (Grojsman, 1978), Eternity di Calvin Klein (Grojsman, 1988), Anais Anais di Cacharel (R. Pellegrino, 1978), più un accenno di Dioressence (G. Robert,1979) e Diorissimo (Roudnitska, 1956). Tutti profumi eccezionali, ma parecchio datati.

E' un vero peccato: Elbaz aveva Sua Maestà Ropion a disposizione e ha saputo chiedergli solo questo...  

Superstitious (Elbaz and Ropion for EdP Malle, 2017)

I love floral aldehydic fragrances. I've been wearing so many of them, with their different voices, personalities, differences. But this one, well, no. And I'm sorry to say so.
Superstitious, by Alber Elbaz and Dominique Ropion for Frederic Malle is a perfectly executed scent, but...it smells terribly agée. 

Had it been released in the 1970s or 1980s it would have been correct, but today it is simply out of time.
I imagine that Elbaz, as a child, had a mother, aunt, grandmother or someone else who was wearing powerful floral aldehydics so fashionable then. And that these have impressed Elbaz' memory so powerfully that when he was having his fragrance composed, he ended up recreating a perfect resumè.
Blossoming, water-like, cold and green notes associated with rose, jasmine and a ton of aldehydes feature the ideal accord to pull out that clean, cold, soapy sensation typical of vintage aldehydic florals. I wore it on skin, and half a history of perfume jumped on me.
Inside Superstitious you smell White Linen by Estèe Lauder (Grojsman, 1978), Eternity by Calvin Klein (Grojsman, 1988), Anais Anais by Cacharel (R. Pellegrino, 1978), a hint of Dioressence (G. Robert,1979) and Diorissimo (Roudnitska, 1956).


What a pity: Elbaz had His Majesty Ropion available for composing his fragrance, and he could only get this out...

1 settembre 2017

L'Ossido e L'Angelo (Rossella Gatti per L'O Profumo 2017)

Quando Rossella Gatti mi ha contattata per mandarmi le sue due ultime creazioni per la sua linea L'O' Profumo (sito qui), intitolate “L'Ossido” e “L'Angelo”, io non sapevo nulla di lei. Ma ora che ho provato le prime due sono ossessionata dall'idea di conoscere anche tutte le altre, mannaggia a lei!


Cominciamo dall'Ossido, che si ispira all'odore della ruggine. Cioè, della ruggine che c'è a casa sua, perchè la ruggine di casa mia, purtroppo, odora diversamente. Questa qui profuma di spezie fredde, elicriso, galbano, incenso, lavanda ed un curioso sentore di sesamo tostato che non conoscevo. Al centro di quest'accordo tutto giocato su sensazioni luminose, fredde, secche, agresti, si trova una magnifica nota di ossido di rosa, pungente, metallica, con solo una lievissima sensazione fiorita di tipo “geranio”. Questa nota, piuttosto difficile da addomesticare, qui è perfettamente dosata per prendere il centro del palco senza adombrare tutto il resto, anzi, per risuonare perfettamente con l'accordo di cui fa parte, portandolo ad un'ottava più alta. Il risultato è una fragranza parecchio originale: fredda, metallica, luminosissima, secca ed intensamente verde, dotata di grande fascino e ancora maggiore persistenza (si tratta di un'eau de parfum, ma dura come un estratto). 
Verso il finale, quando le spezie, il galbano e l'ossido si esauriscono, rimane un incenso-elicriso sottile, secco, addolcito da qualche nota lievemente gourmand. Io l'ho adorato lungo tutto il percorso, tanto da svuotare il bottiglino in poco tempo.

L'Angelo invece è un profumo giocato su incenso e cacao, ingentiliti da note di fava tonka ed iris. L'idea dell'incenso associato a note gourmand non è nuova, penso all'Orpheline di Lutens o al suo progenitore illustre, il Passage d'Enfer dell'Artisan Parfumeur, due incensi muschiati affiancati da pepe nero e note dolci. Entrambi però sono soffici come piumine che accarezzano la pelle, mentre qui la sensazione non è quella di morbidezza, ma di luminosità. Delle ali non vengono evocate le piume che le compongono ma il loro volo, bianchissimo, abbagliante, contro un cielo terso.
Sia L'Ossido che L'Angelo mostrano il tentativo di bilanciare sensazioni diverse, di armonizzare la dualità trovando un punto d'incontro che soddisfi entrambi i poli. E' una prospettiva che le rende interessanti per tutta la loro durata. Inoltre possiedono una delicatezza davvero inusuale e affascinante, dove per delicatezza non intendo che la fragranza non si sente, ma come la intendeva Roudnitska, cioè che è la mano ad essere delicata. Si proiettano poco, ma sono ben presenti. E questa è una caratteristica non così facile da trovare. Terza caratteristica, che mi è piaciuta molto, l'utilizzo di materie prime anche particolari, dosate molto bene, ed usate con un certo coraggio.

Mi è venuta voglia di fare quattro chiacchiere con lei, e ho iniziato chiedendole da quali fonti avesse imparato la composizione
Ho frequentato dei corsi a Parigi ma ho imparato quasi tutto da mio nonno, che ha lavorato tanti anni a Parigi. E poi, sono stati importanti i dieci anni di lavoro nell'Aromaterapia”.

Non sei l'unica, anche Vero Kern arriva dall'Aromaterapia, credo possa rappresentare un terreno fertile da cui trarre nuovi stimoli. Mi spieghi qualcosa della Risonanza? Mi hai scritto che L'Ossido e L'Angelo sono state sottoposte a questo trattamento
In pratica, le fragranze vengono tenute a macerare quaranta giorni in bidoni coperti di teli con i colori dell'arcobaleno, e di scritte quali “Amore, Armonia, Bellezza, Gioia” ecc. I liquidi -l'acqua, soprattutto- entrano in risonanza con questi concetti e alterano la loro struttura anche a livello fisico. Le molecole si dispongono in maniera diversa, più armoniosa. Chi ha letto i libri dello scienziato giapponese Masaru Emoto e ha visto le foto (qui), sa di cosa sto parlando.

Io li ho letti, e se gli effetti sono quelli che ho annusato nelle fragranze di Rossella, varrebbe davvero la pena approfondire quest'idea!

Se volete conoscerla, il suo negozio, L'O' Profumo, è a Firenze: oltre a tanti marchi di profumeria artistica troverete tutta la linea di profumi fatti da lei!
(foto da FoodMag)

L'Ossido and L'Angelo (Rossella Gatti - L'O Profumo 2017)

When Rossella Gatti contacted me in order to send me her last two creations named "L'Ossido" and "L'Angelo" I didn't know anything about her and her line L'O Profumo" (website here). However, I liked them both so much that now I'm obsessed with the idea of smelling all the others.


L'Ossido (Oxide) is inspired by the smell of rust. That is, the rust that is at her home, because rust, in my house, unfortunately, smells differently. This one smells of cold spices, helycrisum, galbanum, incense, lavender and a curious note of roasted sesame that I did not know. All this bright, cold, dry, herbaceous accord, complements a magnificent rose oxide note, with its rosy, pungent metallic brightness and the geranium aspect. This note, which is rather difficult to tame, is perfectly balanced to take the center of the stage without altering everything else, and what's more, leads the whole accord to a higher octave. The result is an original, unusual fragrance: cold, metallic, bright, dry and intensely green, with great charm and even greater persistence (this is an eau de parfum, but as intense as an extract). Towards the end, when the spices, galbanum and oxide run out, there remains the helycrisum-incense duo, sweetened by some slightly gourmand notes. I loved this perfume all along the way, so much to empty the bottle in few tries.
L'Angelo (The Angel) is a perfume played on an incense/cocoa accord, enveloped by notes of tonka bean and iris. The idea of incense associated with gourmand notes is not new, I think of L'Orpheline (Lutens) or its illustrious progenitor, Passage d'Enfer (L'Artisan Parfumeur), two musked incenses married with black pepper and sweet notes.
But while the other two are as fluffy as a duvet caressing your skin, L'Angelo features more than softness, a crystal brightness. The Angel's wings do not evoke feathers but their flying, white, dazzling, against a clear sky.
Both L'Ossido and L'Angelo show an attempt to balance opposite sensations, harmonize duality by finding a meeting point between the poles. This perspective makes them interesting. They also feature a really unusual and fascinating delicacy -the Roudnitska meant it- that is, a light, fresh, delicate hand. They project enough, without overdoing. I liked very much the use of particular raw materials used with some courage.
If you want to know her, her line L'O 'Profumo, her shop is in Florence!
I called her to ask some questions:
Rossella, from what sources did you learn composition?
"I attended classes in Paris, but I've learned almost everything from my grandfather, who worked in Paris, and from ten years of work in Aromatherapy."

You're not the only one: Vero Kern, too, was an Aromatherapist, I think it can be a fertile ground for new stimuli. Tell me something about Resonance: you wrote to me that L'Ossido and L'Angelo have undergone this treatment.
"In practice, fragrances are kept for forty days in canvases covered with rainbow colors, and labels with terms like "Love”, “Harmony”, “Beauty”, “Joy "and so on. Liquids - water, above all - resonate with these concepts and alter their structure even on a physical level. The molecules fit in a different, more harmonious way and those who read the books by Japanese scientist Masaru Emoto (info here) know what I'm talking about."


I've read them, and if the effects are the ones I sniffed in Rossella's fragrances, it's really worth to deepen this idea!
(pic via Foodmag)

22 agosto 2017

Uer Mì: OR Cashmire e OR White (C. Zarokian, 2017)

Ovvero, dell'ambra, sull'ambra e intorno all'ambra.
L'ambra è stato il mio primo amore, quello che mi ha introdotta alla profumeria artistica, attraverso l'Ambra di Etro e l'Ambre di Reminiscence. 
Quindi una fragranza come OR Cashmere di Uer Mì (sito qui) non poteva non piacermi, è tutto ciò che un ambrato dovrebbe essere: opulento, caldo, sfaccettato, secco, speziato, gourmand, assolutamente esotico e, insieme, anche carezzevole e rassicurante. Più che un profumo, una coccola, che si indossa per proprio piacere personale. Apre con cardamomo, cannella, timo ed una nota secca e croccante di nocciola, che compongono un accordo di testa secco e pungente, speziato e agreste. Benzoino, cisto labdano, ambra grigia, patchouli, sandalo e vaniglia compongono la base ambrata, di grande eleganza e compostezza. Un lieve accenno di rum gli offre quel pizzico di vivacità che lo rende più moderno. Elegante, perfettamente eseguito, dritto sul punto, mi ha ricordato un micio sornione che fa le fusa sulla pelle nuda. A volte, non c'è davvero bisogno di niente di più, per sentirsi bene con sè stessi.
Anche OR White è un ambrato, ma va in una direzione completamente diversa: lo definirei un ambrato postmoderno; e mi è piaciuto, se possibile, ancora di più.
L'apertura di agrumi, cannella, coriandolo e note fruttate introduce subito una dolcezza vellutata e calda, opaca, molto moderna, senza derive zuccherine, che prosegue nel cuore di gelsomino e legni e resine liquorose. L'iris e la fava tonka aggiungono un che di polveroso, mentre i muschi bianchi apportano un sottotono “gomma” che corre lungo tutta la fragranza e la rende più astratta rispetto a OR Cashmere, più immediatamente contemporanea.
Entrambi i profumi sono perfetti sia su pelle maschile che femminile; sono edp e durano a lungo: OR White addirittura diverse ore.

In entrambi i casi la compositrice è Cécile Zarokian, che sta dimostrando una versatilità davvero notevole, degna di compositori con molti più anni di esperienza: suo è anche l'avveniristico OR Ange, un agrumato cyberspaziale che vi invito a provare (ne avevo parlato qui) , perchè lascia a bocca aperta (sto ancora cercando una definizione migliore e non riesco a trovarla!).

OR Cashmere and OR White (C. Zarokian for Uer Mì, 2017)

That is: amber, on amber and about amber.
Amber was my first love, the one that introduced me to artistic perfume, through Etro's Ambra and Ambre by Reminiscence. So a fragrance like OR Cashmere by Uer Mì (website here) could only please me, it's everything amber should be: opulent, warm, faceted, dry, spicy, gourmand, absolutely exotic and, together, caressing and reassuring. More than a scent, a self-pampering act of pleasure. It opens with cardamom, cinnamon, thymus and crunchy hazelnut note, which make up a dry, pungent, spicy and outdoorsy top accord. Benjoin, cistus labdanum, grey amber, patchouli, sandalwood and vanilla build up an amber base of great elegance and balance. A mild hint of rum offers a pinch of livelyhood that makes it more modern. Elegant, perfectly executed, straight on the spot, it reminded me of a cat purring on naked skin. Sometimes, there is really no need for anything more, to feel good about ourselves.
OR White, too, is about amber, but goes in a completely different direction: I would call it a postmodern amber; and I liked it, if possible, even more.
The opening of citrus, cinnamon, coriander and fruity notes introduce a velvety, opaque, very modern warm sweetness with no sugariness, continuing in the heart with jasmine, woods and liquory resins. Orris and tonka bean add powderiness, while white musks play a subtle "rubber" side that runs along the whole fragrance and makes it more abstract than OR Cashmere, more immediately contemporary.
Both perfumes are perfect on both male and female skin; they're EDPs and last for a long time: OR White several hours and OR Cashmere even more.
In both cases, the composer is Cécile Zarokian, who is showing a remarkable versatility, worthy of composers with many more years of experience: she also authored the futuristic OR Ange, a cyberspace citrus that I invite you to try, because it's really amazing (I'm still looking for a better definition for it and I can not find it!)

18 agosto 2017

Prada: Miu Miu l'Eau Bleue (Daniela Andrier, 2016)

Qualche volta, il Dio Profumo ti concede dei doni inaspettati. A volte hanno un carattere strano, difficile, sembrano tenerti alla larga... Però come li annusi capisci che c'è qualcosa, lì dentro. Non riesci a capire cos'è e continui a batterci il naso finchè non finisci per innamorartene, tuo malgrado, ancor prima che la risposta arrivi.
Miu Miu L'Eau Bleue è un profumo fiorito fresco, a base mughetto. Io, che il mughetto lo detesto, io che i fioriti primaverili mi fanno storcere il naso, sono caduta come una pera cotta di fronte a questa strana creatura vestita di seta azzurra che canta con la voce di Kim Carnes (se non sapete chi è cliccate qui). 
Mughetto, rosa, note verdi, gelsomino, hedione, muschio bianco ed una nota a me sconosciuta chiamata akigalawood costruiscono un insolito profumo freddo, secchissimo, amaro, luminoso, potente, scostante come pochi altri. E coraggioso: in un'epoca di profumi fioriti, dolci, tutti lustrini e paillettes, questo parla un'altra lingua. Miu Miu L'Eau Bleue possiede tutta la strana eccentricità un po' folle, divertita e tremendamente chic della couture Prada. E quando un profumo rispecchia i valori del suo marchio per me è qualcosa che va sottolineato.
La cosa incredibile è che l'intensità di questa fragranza cresce col passare del tempo, e dopo tre ore dallo spruzzo ti ritrovi avvolto da una nuvola olfattiva più potente ed interessante rispetto all'inizio. Forse è merito di questo misterioso akigalawood, che andrò senz'altro a cercare quanto prima.


Daniela Andrier, la sua creatrice, è una vera Maestra della profumeria che io ammiro da molto tempo: creativa, audace, capace di lavori astratti come questo (o come Marni, uno dei pochi femminili interessanti usciti negli ultimi anni), persino al limite dell'indossabilità, ma anche di profumi esilaranti ed immediatamente piacevoli. I suoi lavori per Prada costituiscono un manuale di tutte le sfumature con cui i profumi possono parlare alle persone. Non se ne parla abbastanza, né con abbastanza ammirazione, di questa creatrice straordinaria.

Miu Miu l'Eau Bleue (Daniela Andrier for Prada, 2016)

Sometimes, the Perfume God gives you unexpected gifts. Sometimes they have a strange, difficult character, they seem to hold you wide... But since the first sniff you know there's something inside. You can not understand what it is and go on slamming your nose on it until you end up falling in love with it, even before the answer comes.
Miu Miu L'Eau Bleue is a fresh floral fragrance, based on lily of the valley. I kindly detest this note, and spring-y, blooming scents make me wrink, but well, I completely fell for this strange creature dressed in a pale blue silk gown singing with Kim Carnes's voice (if you don't know her,  click here and listen). 
Lily of the valley, rose, green notes, jasmine, hedione, white musk and a strange note called akigalawood create an unexpected cold, bitter, extra-dry, luminous, powerful, scent, standoffish like just few others. And brave, too: in an era of floral, sugary, overly musky, glitter-and-sequins perfumes, this one speaks another language. Miu Miu L'Eau Bleue features all the strange, funny, incredibly chic eccentricity of Prada Couture. And when a perfume reflects the values of its brand I feel the need to emphasize it.
The amazing thing is that the intensity of this fragrance grows over time, and after four-five  hours of spraying you find yourself wrapped up by a more powerful and interesting olfactory cloud than at the beginning. Perhaps it's due to this mysterious akigalawood, which I will definitely look for as soon as possible.


Daniela Andrier, the scent's creator, is a Master Perfumer I've been admiring for a long time: creative, bold, capable of abstract works like this (or Marni, one of the few feminines worthy of note in recent years), even close to unwearability, but also of exhilarating and immediately pleasant scents. Her works for Prada are a handbook of all the nuances with which scents can speak to people. There is not enough talk, or with enough admiration, about this extraordinary creator.

15 agosto 2017

Naja (Vero.profumo, 2017)

Nelle intenzioni di Vero Kern, compositrice svizzera capace di emozionarmi come pochi altri, il suo nuovo profumo Naja doveva rappresentare l'archetipo del serpente. Anzi, del Cobra reale. Il Cobra come emissario della Terra, del suo calore, della sua forza primitiva e trascinante, del potere di dare e togliere la vita. Naja come personificazione della saggezza degli sciamani, della loro conoscenza del ciclo delle anime. Naja come le spire che ti avvolgono, l'ipnosi dello sguardo, il buio della tana nascosta. Persino io, che aborro i serpenti, ne sono rimasta affascinata! 

Naja -il profumo- mi ha riportato alla mente alcuni grandi classici del passato-molto-passato, accomunati da una nota tabacco di grande morbidezza: Habanita di Molinard, Tabac Blond di Caron, e sopra tutti lo splendido Scandal di Lanvin. Ma anche l'Ambre Antique di Coty, Zibeline di Weil e alcuni vecchi Lentheric. Insomma, il meglio del meglio tra i progenitori dei profumi al tabacco. 
Perchè la vera maestria di Vero, quel che la rende così speciale, è la capacità di assorbire le lezioni della grande profumeria classica, farle proprie e riproporle in maniera personale e moderna, completamente originale, senza che sembrino datate. Non lo sa fare nessun altro, e io mi inchino davanti al suo talento.
Il suo Naja si scioglie letteralmente sulla pelle di chi lo indossa con una sensazione di “aura profumata” difficilissima da ottenere: in effetti non senti il profumo come entità a sè, piuttosto, percepisci chi lo indossa come soffuso di una delicata aura dorata molto intrigante. 
Naja dura un'eternità, avvolgente come una carezza, elegante come un paio di guanti preziosi. E' costruito intorno all'accordo pelle, arricchito e arrotondato dall'osmanto e dalla sua incredibile sfaccettatura albicocca, e da note di miele e tiglio che lo rendono tenero e polveroso. Tutto qui. 
Semplice, no?
No, dentro c'è molto di più.
C'è una saggezza ancestrale, quella degli sciamani che sanno come redimere i conflitti tra due mondi, c'è una tonnellata di amore materno, di quello che ti abbraccia senza costringerti, e ci sono lunghi discorsi davanti al fuoco: parole sussurrate, pelle su pelle, occhi negli occhi, un sospiro dietro l'altro fino all'alba.


Ecco, alla fine, è di questo, che dovrebbero parlare i profumi secondo me…

Sito di Vero.profumo: qui



New from Vero,profumo: Naja (2017)

In Vero Kern's intentions (a composer who is able to enchant me as very few others), her new scent Naja had to represent the archetype of the snake. Of Cobra, to be precise.
Cobra as Earth's emissary, embodying its warmth, its primitive and dragging force, the power to give and take life. Naja is shamans' wisdom, the knowledge of the cycle of souls. Naja is the twists surrounding you, the hypnothic look, the darkness of the hidden den.
This perfume reminded me of some masterpieces of the past -very much past- featuring a warm, soft tobacco note: Molinard's Habanita, Caron's Tabac Blond and above all Lanvin's marvelous Scandal. But also Coty's Ambre Antique, Weil's Zibeline and some Lentheric. That is, half a  dozen tobacco scents' ancestors. The best of the best.
Because Vero's true skill, which makes her so special and unique, is her ability to absorb the lessons of classical perfumery, master them in her personal way and re-work them with her contemporary, original voice, avoiding the “outdated” feel. No one else is able to do it, and I bow at her talent.
Her new Naja literally melts with the wearer's skin with that “perfumed aura” feeling so rare to be achieved, and lasts forever, enveloping like a caress, as elegant as a pair of precious gloves.
It is built around a leather accord, enriched and rounded up by osmanthus with its incredible apricot facet, and hints of honey and linden, giving it a tender and powdery direction. That's all. Simple, right?
But inside, much more than this is happening. 
There is an ancestral wisdom, that of shamans who know how to redeem conflicts between worlds, there is a ton of maternal love, embracing you without forcing you, and above all there are long, murmured speeches in front of the fire, skin on skin, eyes in the eyes, one sigh after another until dawn.

Well, isn't this stuff perfumes should be about?

Veroprofumo website here

11 agosto 2017

1001 (Luca Maffei per Nobile 1942)

Il nuovo lavoro di Luca Maffei per Nobile 1942 (sito qui) mi è piaciuto subito, al primo sniffo. Mi ha incantata la sensazione di freschezza che rimane per ore addosso, e che non è facile far durare così a lungo. Merito di un accordo riuscitissimo tra bergamotto, pepe rosa, zenzero, papiro, elemì ed incenso, ovvero note fresche, luminose, secche, verdi, che lavorano insieme creando un filo metallico che lega testa, cuore e coda e rende la fragranza coerente dall'inizio alla fine. Molto piacevole e ben orchestrato. 
Ma il profumo non è tutto lì. 
A renderlo più coinvolgente c'è una corrente calda, morbida, voluttuosa composta da curcuma, rosa, patchouli e legno di sandalo che soffiano sotto alla composizione un respiro caldo, esotico, piuttosto sensuale, che serve tanto a far risaltare la freschezza delle altre note, quanto a dare corpo e rotondità a tutta la fragranza. Riuscire a far stare dentro un profumo tutta questa roba contrastante senza cadere nel caos più totale non dev'essere stato semplice, ma Luca ci è riuscito benissimo: il risultato è complesso e sfaccettato, ricco, affascinante dall'inizio alla fine, esattamente come le Mille e Una fiaba che la mitica Sheherazade raccontava ogni notte al Re Shahriyar per salvarsi la vita. Ed esattamente come le sue fiabe, godibilissimo da un pubblico maschile quanto femminile.
1001 ha una proiezione abbastanza buona, senza strafare, e dura qualche ora. Su pelle e su tessuto esce in maniera abbastanza diversa: il tessuto enfatizza le note fresche, su pelle la fragranza risulta più completa.

Se Stefania Giannino, Direttore Creativo di Nobile 1942, aveva intenzione aprire una nuova strada per il suo marchio, direi che la direzione scelta è a dir poco entusiasmante!