7 marzo 2013

I profumi nu_be

Oggi vi parlo di un nuovo marchio della profumeria italiana: nu_be. Mettetevi comodi, che è lunga, e intanto fate partire questo video (Jean Michel Jarre, Oxygene 2, 1977: io l'ho ascoltato a nastro mentre scrivevo questa recensione).
nu_be nasce dalla collaborazione tra un gruppo di giovani intraprendenti e Fluidounce, un'azienda produttrice di fragranze artistiche che si è avvalsa, in questo caso, dei talentuosi compositori di Takasago.
Il progetto nu_be parla “delle origini dell'universo, di quel magma primordiale da cui nascono le stelle, materia ancora in fusione che fa pensare al Caos, ad uno stato che precede la Forma compiuta (…). Un percorso avventuroso che comincia molto lontano e approda poi alla vita sulla terra: da nube dello spazio siderale, la stessa polvere celeste diventa "new being", nuovo essere, vivente e rinnovato (…) Qualcosa di spirituale e di cosmico che ricorda l'incontaminato nelle viscere della terra”.
Questa definizione mi è piaciuta tantissimo, e ve la riporto perchè le fragranze sono piuttosto coerenti con questa visione “geologico/mistica”. Eppure, non risultano così strane da non poter essere indossate, anzi. Il gusto per la ricerca di accordi nuovi e sensazioni inaspettate c'è, si sente, ed effettivamente compone fragranze particolari, ma tutto questo viene imbrigliato e ricondotto ad una sfera di indossabilità che li rende comunque piacevoli. Certo, ci vuole un minimo di apertura mentale... e curiosità verso le meraviglie che la sintesi, creativamente addomesticata, può offrire al nostro naso.

Hydrogen (Antoine Lie; suoi alcuni dei più belli tra gli Etat Libre d'Orange e i Comme des Garcons): melone e mandarino, basilico, spezie fredde e muschio di quercia, aldeidi e muschi bianchi come calone e diidromircenolo offrono una sensazione intensissima di pulito e freddo pungente. Questa sensazione, comune a tutte le fragranze della famiglia denominata "Nuova Freschezza -il cui  primo rappresentante fu Cool Water- in Hydrogen viene portata all'estremo e suggerisce un accecante “bianco ottico” che riflette la luce. Il profumo inoltre risulta vigoroso e secco come un punteruolo di ghiaccio, come una vodka on the rocks.  Col tempo la sensazione ghiacciata si stempera in una nota legnosa fredda, ruvida e aromatica (Cashmeran e ginepro?).

Helium (Sylvie Fischer): iris e rosa damascena, salvia sclarea, cannella, benzoino, storace, legni di patchouli e guaiaco, tabacco e vetiver compongono una fragranza vellutata e calda, dalla morbida eleganza poudrèe. Una delicata nota camoscio (la salvia) e una di “confettura di albicocca” si completano a vicenda con la rosa, creando un'impressione delicatamente avvolgente. Una delle fragranze più interessanti della linea.

Carbon (Francoise Caron: suoi i mitici Ombre Rose di Brosseau e Eau d'Orange Verte d'Hermes, l'Iris Nobile di Acqua di Parma e CdG Palisander, oltre a molti altri) è un legnoso profondo e mistico che mi ha riportato alla mente la foresta oscura di Feminitè du Bois: anche qui domina il legno cedro, accompagnato da spezie fredde quali cardamomo e zenzero, pepe nero, iris e legno di sandalo. Col tempo la fragranza si attesta su un'armonia davvero rara e magistrale, tra la sensazione di dolcezza quasi fruttata e una piccantezza secca e polverosa. Il profumo più complesso e meditativo dei cinque e, secondo me, il più emozionante.

Lithium (Nicolas Bonneville, enfant prodige appena diplomato all'Isipca e protégé di Francis Kurkdjian, suo “Maladie d'Amour” di Histoires d'Eaux) è un profumo sfidante e interessantissimo giocato su sensazioni opposte: il freddo del minerale e il calore della pietra focaia. L'avvio è fumosetto, polveroso di iris e spezie calde, poi rosa, legni e muschio (io sento anche ibq e galbano). La sensazione più intensa è avvolgente, caldissima misteriosa, oscura, opaca e gommosa come una di quelle vernici nere che vanno di moda sulle auto. Sotto a tutto, fa capolino una notina di mandarino glassato presente anche in Maladie d'Amour (immagino sia qualche specialità Takasago) che sorride senza farsi notare troppo: la sua presenza serve solo a rafforzare ulteriormente l'oscurità spessa e misteriosa della fragranza

Oxigen (Antoine Lie) “eccola, una fragranza che non puoi afferrare, né catturare, ma che è nell'aria, tutt'attorno a te” racconta Antoine Lie. Ed in effetti, nascendo da questo presupposto, questa fragranza testimonia la genialità del suo autore, che ha saputo dare concretezza olfattiva ad una sensazione così sfuggente. Con pizzichi di zafferano (che io non ho sentito), olibano e pepe, vetiver, muschi bianchi e un'overdose di aldeidi Lie è riuscito a ricreare l'odore pulito, umido e insieme inafferrabile del vapore. Sa di pulito, di freschezza, ma risulta anche opaco, gessoso, ruvido al tatto con qualcosa di “benzina”, che lo rende meno astratto e più reale. E' stato volutamente mantenuto delicato e non eccessivamente impattante; se vi piace il genere vi verrà in mente la geniale “Cologne” di Morillas per T. Mugler, di cui condivide il mood discreto e sereno. E' un profumo strano, non etichettabile, sono sicura che se dovessi pilotare una navetta spaziale intorno alla Terra, non mi verrebbe in mente nient'altro da indossare di più adatto.

Questa linea va rigorosamente provata sulla pelle, io sono rimasta sconvolta dalla differenza abissale che c'è stata tra le prove su touche (dove le fragranze non “cantano” affatto) e quelle su pelle, dove le fragranze si “aprono” molto meglio e rivelano mille sfumature in più. Una per l'altra sono piuttosto sfaccettate e dai contorni sfumati, le sensazioni -spesso contrastanti- si sovrappongo e si sciolgono in un movimento continuo che non definisce una forma ben precisa, e ho trovato questa caratteristica intrigante. I profumi non si discostano molto dalla pelle, il loro impatto è riservato a chi li indossa e alle persone che invita vicino a sé, e la loro durata è nella media su pelle, mentre durano molto a lungo su tessuto. 

E voi, li avete provati? Che impressioni ne avete ricevuto?



11 commenti:

Inverno ha detto...

Perdonami se il commento non c'entra molto con l'argomento, ma volevo farti sapere che il tuo libro ha fatto una nuova vittima risucchiata nel mondo dei profumi. Ahimè, costosi! :D

http://sognoinvernale.blogspot.it/2013/03/un-viaggio-nel-magico-mondo-dei-profumi.html

Michiko ha detto...

...mannaggia Marika, quando ti ci metti (sempre!!!) sai davvero far venire l'acquolina in bocca... questi profumi io li voglio TUTTI!! ma, a Genova si trovano? (guardando sul loro sito pare siano ben poche le fortunate profumerie che li hanno...). Approfitto per darti un grande abbraccio, grande Donna, e arrivederci a martedì!

Marika Vecchiattini ha detto...

Muchiko, allora martedì per la serata del nostro corso dedicata a Maria Candida Gentile ci sarai anche tu? Che bello!!! Credo che i nu_be a Genova non li abbia ancora nessuno, ma martedì ti porto qualche ml da provare.

Inverno, UAU! grazie della recensione, hai scritto un articolo bellissimo che mi ha fatto gongolare!!! Sono contenta di averti un pò "traviata" verso la profumeria di nicchia, fammi sapere se non trovi Datura Noir e L'Eau d'Hiver... potrei provvedere io! :-)

Sara R. ha detto...

Che dire cara... Come sai, io sono rimasta folgorata da Hydrogen, un incontro davvero inaspettato! Ho ancora la touche sopra la scrivania in attesa di riuscire ad afferrare un flacone... A martedì!

Andrea Rub ha detto...

Li ho sentiti a Firenze.
Ho fatto i complimenti a chi aveva creato la grafica perchè è qualcosa di fantastico...
Per il resto le fragranze non mi hanno stupito particolarmente.
Un gioco di sintetici che rende bene l'idea alla base del progetto, ma che di fatto lascia le fragranze abbastanza statiche e poco ricche di particolari.

Marika Vecchiattini ha detto...

Sara, non ti facevo tipa da Hydrogen... mi sorprendi sempre!

Ciao AndreaRub! Devo dire che hai ragione ben due volte! Innanzitutto la grafica è molto bella, perfettamente in linea col progetto e il suo concept, e ha colpito anche me. E per quanto riguarda le fragranze... credo che quello che tu hai notato, cioè una certa "linearità" sia un effetto ricercato e voluto. Le fragranze portano i nomi degli elementi primari, quindi immagino che debbano suggerire un'idea di semplicità, di quasi "primitività" (se mi passi il termine...). Quando il marchio si pone in maniera diversa rispetto all'idea "classica" del profumo, mi aspetto che anche il liquido nei flaconi mi dia davvero una sensazione diversa dal solito, coerente con quello che il marchio dice. Poi, magari non rientra nel mio gusto...

Anonimo ha detto...

Concept simpatico e bell'estetica. Ho provato solo Sulphur e Carbon e li ho trovati insulsi (Sulphur più che insulso, brutto).

Marika Vecchiattini ha detto...

Ciao Anonimo! Cosa intendi per brutto?

Musadinessuno ha detto...

Ciao! Sono stata per almeno un paio d'anni dal lancio della linea ostaggio di Carbon, che su di me risulta caldo, sfacciato e animalesco, e negli ultimi mesi ho ondeggiato tra Lithium e Helium, che sento un po' meno "miei" ma che ogni volta attraggono domande e complimenti anche da parte di persone non particolarmente interessate dal mondo del profumo.
Oxygen e Hydrogen sono un bel rimpianto: non si trattengono moltissimo sulla mia pelle, ma Hydrogen in particolare mi provoca un brivido di commozione (e oserei dire che a seconda di come mi arriva al naso ci sento una ventata delle note di testa di [untitled] di Maison Martin Margiela, che ogni volta mi riempie la bocca di saliva e le braccia del desiderio di nuotare).
Buona serata!
Irene.

Marika Vecchiattini ha detto...

Ciao Musadinessuno che bella recensione! "ogni volta mi riempie la bocca di saliva e le braccia del desiderio di nuotare" è una definizione fantastica. In effetti i Nu_be attraggono domande ed apprezzamento, oppure disgusto. Non è questione del profumo in sé e per sé, credo dipenda dal fatto che siano "diversi" dagli altri. Il che, ovviamente, li rende interessanti. Io non sono ancora riuscita a provare il loro nuovo lancio, tu sì?

Musadinessuno ha detto...

Oh, scusami Marika, mi era sfuggita la tua risposta! Grazie per i tuoi complimenti. Sì, concordo appieno: è la loro "diversità" che lascia interdetti, e solleva reazioni molto varie. Neanch'io ho ancora provato l'ultimo lancio, ma sono curiosa. Con l'arrivo del nuovo nome (che comunque mi sembra più scanzonato e non mi dispiace per niente) l'essenziale è che la sostanza rimanga invariata! ;)