1 aprile 2012

Un "bel" profumo 2


(questo post inizia qui)
La profumeria è un'arte difficile da raccontare. A volte mancano le parole per spiegare i concetti: ancora non abbiamo elaborato un efficace vocabolario olfattivo. Annusare un profumo e dire “Questo profumo contiene questa e quest'altra nota, e sebbene la struttura compositiva sia sostanzialmente corretta e le materie prime sufficientemente interessanti, non si sentono i valori del marchi” non è qualcosa che puoi inventare così su due piedi. E' per questo che si rende necessario studiare anni, frequentando corsi e specializzandosi, leggendo parecchio, studiando le materie prime, provando a comporre per capire come interagiscono le note, scambiandosi costantemente pareri e informazioni con chi ne sa di più (e spesso scopri che sono proprio i tuoi lettori, a darti le lezioni più interessanti!).





Tra l'altro, metterti sempre nella condizione di chi non sa -anzichè sul piedistallo di chi sa- ti dà quell'umiltà per cui a prescindere dal fatto che un profumo sia eseguito bene o no, lo tratti con rispetto. Perchè è frutto del lavoro di qualcuno che ci ha infuso tempo ed energie, è la scelta di qualcuno che ha deciso di metterlo sul mercato, ed è l'amore di qualcuno che magari lo indossa da anni e non lo cambierebbe con nessun altro. E quando non rispetti il lavoro degli altri, nemmeno il tuo lavoro ne merita.


Tra l'altro, un profumo sbilanciato o approssimativo non è sempre sgradevole da indossare, anzi. Io vado matta per alcuni profumi che compositivamente sono un disastro, ma che indosso spesso perchè mi danno gioia. Non è necessario che un profumo sia un capolavoro, per aver voglia di indossarlo!

E questo ci porta all'ultima riflessione: quella sulla oggettività/soggettività delle recensioni. Scrivere un blog è come osservare la profumeria da una posizione privilegiata: cioè senza le costrizioni dei soldi.
Perchè chi scrive, perlopiù nella vita fa altro, e guadagna da quest'altro che fa. Quindi si può permettere di offrire un contributo pulito alla discussione, privo di coinvolgimenti economici. Non che i pareri “dal di dentro” son siano i benvenuti, anzi, ci aiutano a comprendere meglio le logiche. Ma chi mi legge si aspetta che io, conoscendo le logiche ma non facendone parte sia, appunto super partes. Ed è per questo che trova gusto nel leggere quello che scrivo.
Chi scrive ha pieno diritto di esprimere le proprie opinioni, ma spesso si dimentica che anche il lettore ha dei diritti: ad esempio, il diritto di sapere il perchè di certe opinioni, da chi arrivano e con quali intenzioni vengono scritte. Quando non vedo chiarezza sull'intenzione, quando vedo il tiro al bersaglio fine a sè stesso, io clicco esc e mi vado a cercare qualcos'altro di più stimolante.

Ma c'è di più: il rispetto per il lettore -anche quello occasionale, che legge una recensione per la prima volta- impone di essere super partes non solo rispetto al mercato del profumo, ma anche rispetto ai propri gusti personali.
E' importante quindi aprire il ventaglio di recensioni a 360°, parlando anche di quello che non si indossa, che non rientra nei propri gusti, ma è interessante per qualche altro aspetto che magari, subito, non si noterebbe. Va da sé che la parte soggettiva della recensione (cioè “mi piace/non mi piace”) non deve incidere per più del 20-30%, altrimenti diventa uno sbrodolamento inutile. Il grosso di una recensione lo deve fare la parte oggettiva, cioè la descrizione della struttura compositiva, delle materie prime della piramide, del compositore e della sua visione estetica, della storia che racconta (ovvero l'intenzione creativa), della sua storia (quando c'è), del suo nome/marketing/brand se è significativo, ecc. 
Scrivere Questa fragranza fa schifo perchè non mi piace/perchè è fatta male/perchè contiene materie prime sintetiche/perchè si chiama “Primavera” e io la primavera non la sento” non è una vera recensione, ma il racconto dei propri gusti e inclinazioni, che può essere interessante, ma non è che crei molta cultura, o aiuti a comprendere meglio una fragranza...


Ho estratto queste riflessioni dal mio libro "L'Arte del Profumo" edito da Castelvecchi due anni fa e quasi esaurito: mi hanno fatto sapere che lo ristamperanno presto, con ulteriori aggiornamenti. Sono felicissima!


6 commenti:

annamaria ha detto...

Dove firmo???
Grandissima Marika, hai sintetizzato in poche frasi il compito del perfetto blogger di profumi

Minerva ha detto...

Belle considerazioni, che m'hanno fatto riflettere pure sul mio blog e sul mio ruolo come 'autrice' - malgrado sia di tutt'altro genere e di rado scriva recensioni di qualsivoglia specie.

Invece ti consiglio (ma da antropologa, quindi da tutt'altra prospettiva rispetto alla tua) la lettura de Il sapore del mondo. Un'antropologia dei sensi di David Le Breton: il capitolo dedicato all'olfatto è illuminante, e un vero piacere! :-)

Marika Vecchiattini ha detto...

Carissima Minerva, andrò a cercarmi il libro: se mi dici che è illuminante, e conoscendo la profondità delle tue riflessioni, allora lo DEVO leggere. Grazie!

Anna, la firma "virtuale" va benissimo!

Minerva ha detto...

Beh, 'illuminante' sul rapporto olfatto - percezione culturale - memoria, non rispetto alla medesima modalità con cui te ne occupi tu. Però chissà, l'ispirazione per ciò che ci appassiona può arrivare da qualsiasi fonte :-)

Anonimo ha detto...

Brava Marika,sempre un vero piacere leggerti.Un abbraccio Markkino

Anonimo ha detto...

Che bello, vorrei avere solo metà delle tue conoscenze! Purtroppo vivere in una piccola realtà non mi aiuta a sviluppare come vorrei la mia passione per il profumo! Mi hai illuminato su molti aspetti!